

Quella degli orciai di Vergineto-San Bartolo è una storia con radici lontane nei secoli e forse anche unica in Italia per le tecniche di produzione.
Si hanno documenti di vendite e diritti su terreni e fornaci fin dal '700 e manufatti dell'800 firmati e datati, oggi gelosamente conservati in qualche salotto come oggetto d'arredo per le forme sobrie e plastiche dal colore naturale dell'argilla cotta.
Le tecniche di lavorazione, antiche, sembrano trovare pochissimi esempi simili solo nella vicina Croazia e in America Latina e consistono nella sovrapposizione di "bigoli" di creta pizzicati ed assottigliati con mano su una rudimentale ruota che girava su un grosso perno di legno conficcato in terra e poi assottigliati e rifiniti con stecche di canna dalle forme varie.
La produzione era destinata principalmente al mondo agricolo quali contenitori per la manipolazione, la cottura e la conservazione di cibi, per l'allevamento e la pastorizia, per la cantina.
Ma l'orcio era presente in ogni casa, povera o ricca che fosse, di mezza regione (dal Foglia all'Esino), tanto da essere conosciuti ovunque, gli abitanti di Vergineto-San Bartolo, come orciai.
Recipiente versatile, leggero e prezioso, le donne lo portavano in testa sulla "croja" o ad un fianco per il prelievo di acqua dalle fontane delle piazze o dai pozzi perché, coperto il boccale con una pezza bianca, questa restava fresca e ben conservata per alcuni giorni.
Era anche usato per vino, "acetelle" e "limonate d'acquaticcio" nei lavori dei campi sotto le calure della mietitura e della trebbiatura.
Negli anni sessanta, con l'acqua nelle case, l'abbandono delle campagne e l'impiego di nuovi prodotti, l'attività degli orciai di Vergineto-San Barolo subì una profonda crisi.
Nel 1975 chiuse l'ultima delle 10 fornaci attive e cessarono ogni attività le 62 famiglie artigiane.
Oggi resta una sola azienda che produce tipologie per giardino, casa e cucina sia lavorate a mano, al tornio che con tecniche industriali moderne.
Ma un numero esiguo dei vecchi artigiani, con orgoglio e passione, pratica ancora in privato, per sé ed amici, questa antica arte.
Ideazione, progettazione, testi: Pierfrancesco Rebecchini
Fonti:
Furiassi Delvidio, Furiassi Giuseppe, Bartocetti Giovanni Claudio, Bartocetti Duilio, Marcucci Olvino, Subissati Grimaldo, Letizi Tullio
Fotografie e collaborazione:
Furiassi Marco, Marcucci Francesco, Bartocetti Andrea, Carbonari Silvano, Brugnettini Dino.
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